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Messaggio  luigi mazza il Mer Ott 29, 2008 3:26 am

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"Politica, fantasia, nessuna violenza ecco chi scende in piazza oggi"

Donatella della Porta
ROMA - Sul televisore scorrono le immagini degli studenti che assediano palazzo Madama cantando "la società dei magnaccioni". Al telefono Donatella della Porta, docente di sociologia all'Istituto universitario europeo di Firenze, con alla spalle anni di studio dei meccanismi che disciplinano "l'azione collettiva" analizza il movimento di protesta contro il decreto Gelmini. Sottolineandone la novità, le prospettive e gli sbocchi futuri.

Professoressa della Porta, che movimento è?
"La vera novità di questa protesta è la base sociale. Ci sono studenti, professori, ricercatori e genitori. Una base sociale ampia, con generazioni diverse che danno a questa mobilitazione una ricchezza mai vista in passato".

I partiti sono tagliati fuori.
"Di sicuro questo non è un movimento partiticizzato. I ragazzi stessi dicono a chiare lettere di non voler essere strumentalizzati o etichettati. Ed è un atteggiamento che testimonia un calo di fiducia nei partiti. Ma la politica c'è, eccome. La si vede nel porre temi non corporativi, definendo l'oggetto della protesta in modo ampio: dalla scuola alla società"

C'è chi ha provato ad accostare questa protesta al '68. Un paragone che regge?
"Spesso si idealizza il passato. Anche nel '68 c'era chi diceva che quello era un movimento solo "contro". senza proposte concrete. Certo, allora c'era una carica ideologica più forte che oggi non c'è, ma anche oggi si collega la scuola ad un'immagine di società ben precisa. Dire "più soldi alla scuola pubblica" non significa solo pensare al miglioramento dell'istruzione. Significa anche dire "no al precariato", denunciando i limiti della scelte neoliberiste. Collegandosi, in questo, al passato ma anche, in tempi ben più recenti, alle proteste studentesche che ci sono state in Francia e in Grecia".

Proprio la precarietà sembra essere il collante che tiene unito il movimento.
"E' così. I ragazzi che non vogliono un futuro senza certezze, gli insegnanti vedono a rischio il loro lavoro. e anche i docenti universitari: per loro la precarietà prende corpo nei tagli previsti e nello stop ai progetti di ricerca. Non a caso la protesta negli atenei è nata nelle facoltà scientifiche".

Facinorosi, violenti. Così maggioranza e governo hanno bollato il movimento. C'è il rischio violenza?
"Mi pare un movimento orientato verso la non violenza e la protesta creativa. E' chiaro il tentativo di inventare forme di protesta nuove, nuovi slogan, nuove parole d'ordine. La fantasia al potere insomma".

Si diceva già nel '68..
"Ma in passato non c'era la critica alla violenza. Oggi invece gli anticorpi ci sono e sono sviluppati".

Si è registrata qualche tensione tra studenti di sinistra e di destra. C'è il rischio spaccatura?
"Difficile fare previsioni anche se mi pare che fino ad oggi ci sia stat grande attenzione ad evitare le tensioni e una capacità di dialogo anche con persone che la pensano diversamente. Certo, le tematiche in campo sono più di sinistra anche se la parte più "sociale" della destra le riconosce come sue".

Il governo tira dritto, quanto può reggere la protesta?
"Tutti i movimenti tendono a declinare perché non è pensabile che mantengano a lungo l'intensità iniziale. Ma producono anche strutture che ne facilitano la riproduzione. Insomma voglia di mobilitarsi e persone pronte a farlo. Magari su temi diversi. Una rete che sfrutta la forza della tecnologia, a partire da internet. Eppoi c'è la forza dei giovani, gli stessi della Pantera, del Social Forum, della protesta di questi giorni".
(28 ottobre 2008)

luigi mazza

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